| Il presidente Spinelli: "Cavalli e fisco, sentenza illuminata ad Asti" |
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| Martedì 14 Febbraio 2012 10:22 |
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«Una decisione che finalmente accoglie le argomentazioni che la Fitetrec-Ante ha da subito opposto», commenta il presidente della Federazione italiana turismo equestre Alberto Spinelli. «Ci auguriamo come questa interpretazione possa essere condivisa in altre sedi offrendo così una visione illuminata su una situazione fortemente critica e basata su una profonda ignoranza del mondo del cavallo, testimonianza tangibile della grande distanza tra il legislatore e la realtà. È in ogni caso importante si possa contare su un precedente da far valere in analoghe situazioni, oggi sempre più numerose tra gli appassionati».
«Non solamente il redditometro, o spesometro che sia, ma qualsiasi azione vada oggi a gravare sul settore ippico ed equestre già profondamente in crisi, provoca un peggioramento globale della situazione contingente e non porta alcun beneficio alle casse dello Stato», aggiunge Spinelli. «Non si tratta, infatti, solamente del distinguo tra cavalli d’affezione e quelli cosiddetti “da reddito” ma il riflesso negativo si ha, ad ampio spettro, sull’incremento di fenomeni legati al randagismo equino, sul minore controllo del patrimonio equino sul territorio e sul dilagare della criminalità. Molti cavalli non dpa, e in questo caso la destinazione “conservativa” diviene la loro condanna, cadono inevitabilmente in mani criminali sia nel caso di macellazione clandestina sia nella forse ancora più tragica fine sulle strade teatro delle corse illegali». «Inoltre, la grave congiuntura e il timore di attirare su di sé eventuali accertamenti fiscali – prosegue il presidente Fitetrec-Ante – rendono praticamente impossibile il recupero dei soggetti esclusi dalla carriera agonistica ippica o in esubero dalla stessa. Infatti, a fronte di un costo minimo di acquisto e di mantenimento, spesso in proprio per quanto riguarda, per esempio, i soggetti dei nostri soci, si presuppone un reddito spropositato rispetto alla spesa reale. Ricordiamo che per la Federazione l’eccedenza ippica costituisce il bacino di provenienza di una grande fetta del patrimonio equino, in quanto le discipline di nostra competenza sono ideali per questi soggetti». «Con questa forma “inquisitoria” del fisco, in un mercato già congelato, le compravendite regolari caleranno ancora, lasciando ancora una volta campo libero alla criminalità. La diminuzione del patrimonio equino nazionale porterà poi inevitabili danni al territorio e al turismo equestre, rurale e sportivo, settori di forte impatto sull’economia nazionale e che in qualche modo, finora, erano riusciti a tenere botta». «Riteniamo pertanto sia profondamente controproducente – conclude il presidente Spinelli – fare “terrorismo” su un settore già in crisi infierendo su chi ha raccolto l’appello di farsi carico di un cavallo altrimenti destinato al macello o ad alimentare il circuito criminale e investire in risorse umane ed economiche per capillarizzare queste indagini che, probabilmente, costano al contribuente più dell’ipotetico introito ricavabile da eventuali evasioni fiscali. Senza dimenticare, per quanto riguarda le macellazioni clandestine, oltre agli aspetti legati alla tutela dell’animale, il concreto rischio di un danno grave alla salute pubblica».
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